venerdì, 18 gennaio 2008

Lasciato sul Muro da: DireWolf alle ore 20:17





Un Libro

La ricorderò sempre quella discussione.
Le parole si accalcavano nell'aria, si spintonavano, stridevano, per cosa poi... un libro.
Carta stampata, pagine colme di simboli.
Pagine colme, di significati, pagine colme di qualcosa di più...
Le parole volavano taglienti e tu come estraniato da quel dolore surreale ti chiedevi incredulo come fosse possibile... un libro.
E' solo un libro...
E qualcosa si ruppe.
Lo vidi, come materiale, lo sentisti...
Ci fu uno schianto, da qualche parte.
Qualcosa aveva ceduto sotto l'accumularsi di un peso eccessivo... un peso che non avresti mai pensato tale, un peso che si dimostrò tale solo dopo averti schiacciato...
Quelle assurde lame volavano nell'aria e tu ti ascoltavi parlare come sospeso in un altra dimensione, compenetrante, ti sentivi parlare e gli occhi ti si velavano di lacrime, perché non capivi..
E' solo un libro.
Non può essere, è solo carta, sono solo... parole.
Cosa saranno mai le parole...
Non era possibile, non era concepibile quello sfrangiarsi, perché quella sensazione di sgretolamento? Perché quell'orrenda smania di ossigeno mancante, quella consapevolezza del fatto che fosse tutto vero...
Sono solo...parole...
Poi il tempo passò... e quell'angoscia a cui non credesti venne soffocata da carezze asfissianti e impaurite.
Passò il tempo, più di un anno e una sua metà, passò il tempo, e poi tutto finì...
Eppure, quel giorno, in quelle parole, qualcosa si ruppe davvero, anche se non volli crederci.
Per un libro... un libro... solamente...parole.
Permalink | I vostri commenti (1)

Mattoni:strepitio, p-a-r-o-le
domenica, 06 gennaio 2008

Lasciato sul Muro da: antimateria alle ore 20:55





io sputerò sulle vostre tombe
come se non passassi altro tempo
se non ad aspettarvi al trapasso
sputerò sulle vostre tombe
rugoso e vecchio
armato di pazienza
bestemmierò sulla vostra ombra
e mi tirerò una sega
per non sentirmi in colpa
perché non sia mai che vi lasci con l'angoscia
Permalink | I vostri commenti

Mattoni:
venerdì, 07 dicembre 2007

Lasciato sul Muro da: DireWolf alle ore 20:40






Non c'è aria.
Non c'è aria.
Non ho aria.
Non respiro.
Ingoio dolore, vomito angoscia.
Ombre sulle pareti.
Stasi, non vi è più forza, non ce la faccio, non ce la faccio.
Ombre sulle pareti.
Le candele tremolano.
Ombre sulle pareti.
Catatonia, il movimento è stato interrotto.
Eppure, cos'è questo sbocciare....eppure lo sento
dalle mie orecchie arriva allo stomaco per farmi rigurgitare lacerazione.
Eppure...
Ombre sulle pareti.
Non ce la faccio
Non ce la faccio.

Permalink | I vostri commenti

Mattoni:strepitio, p-a-r-o-le
venerdì, 07 dicembre 2007

Lasciato sul Muro da: DireWolf alle ore 20:09






“Quando abbiamo deciso di abbandonarci..?

Quando è stato che abbiamo scelto di smettere di vedere..?

Di sentire..

Di pensare..

Di amare..

Di Vivere..

Quando?

La verità è che non abbiamo mai scelto nulla.

Un mattino d’inverno ci siamo svegliati sconfitti.

E nulla più.

Senza sapere il perché.

Solo un vago sentore, un sentimento lontano, sbiadito.

Un lieve fastidio che non si volle riesumare al ricordo.

Perché guardarlo negli occhi avrebbe fatto più male dell’averne paura…

Io ora scelgo di vedere.

Attraverso la buia notte dell’anima.

E oltre, molto oltre.

La dove i fiori ancora nascono, crescono.

Io ho scelto di vedere.

Fino alla fine, e molto oltre.”

Permalink | I vostri commenti

Mattoni:p-a-r-o-le
mercoledì, 28 novembre 2007

Lasciato sul Muro da: DireWolf alle ore 19:47





E quando di intima considerazione le alcove della purezza furono ricolme, tutto cessò di essere come era stato, semplice e illibato, e morirono le fragili allucinazioni di realizzazione.
E quando uscii e conscio mi ritrovai a vagare per i ghiacci di questa terra nulla mi poté fermare dal farmi male con tutta la determinazione che riuscii a scovare nella mia carcassa di lacrime.
E poi furono gli inverni.
E quando la verità sgorgò fuori dai pori come lezzo di bitume steso al sole non fu nulla di diverso da un immeritevole già visto, e mi lasciò indifferente, inerme e in preda a nausea, così che mi alzai.
Camminai sino a quando la strada di casa non fu perduta e caddi agli angoli delle strade mendicando una via, una qualunque.
E immaginai di trovarne una tanto inaspettata da sfuggire anche al controllo dei miei sogni più sfrenati, ma trovandola ebbi paura di vederci dentro ciò che con tanta apprensione avevo provveduto a seppellire in me.
E quella considerazione fu l'oggetto del mio rigurgito di stanchezza cronica, fu l'oggetto della mia arrendevolezza e dell'essenza della ripetizione attonita.
Me misero e incapace, di congerale nel durante momenti per non lasciarli fagocitare dal divenire inesorabile della propria inettitudine.
E la considerazione entrò alle spalle nella mia stanza e alle spalle mi baciò sul collo e mi strappò via le ultime scrupolose mendaci parvenze di resistenza, cosicché caddi, dormiente, sino a quando solo il tonfo delle mie carni massacrate al suolo poté destarmi dal torpore.
E vissi.
Solo allora vi riuscii.
Tutto ciò che venne poi fu solo l'estenuante ripetizione di un ripudio guardato con la dolcezza di una madre.
Permalink | I vostri commenti (5)

Mattoni:strepitio, p-a-r-o-le
martedì, 27 novembre 2007

Lasciato sul Muro da: DireWolf alle ore 14:03





"Padre, perché ci fecero quello che hanno fatto?

Perché eravamo diversi, figliolo.
Perché non ci capirono, provarono orrore, poi sdegno, e lo usarono per impossessarsi di ciò che era sempre stato nostro di diritto.

Ma come fu possibile padre, come ci riuscirono, come perdemmo...eravamo forse davvero destinati a soccombere...eravamo...più deboli?

No figliolo, mai.
Gli altari dei nostri Dei svettavano al pari di quelli del Loro, le nostre lame e le nostre braccia erano forti al pari delle loro, mai mancammo in coraggio, gli fummo pari in furia e in ferocia, restituimmo i colpi che ci vennero inferti uno dopo l'altro, avanzammo e lottammo anche quando la speranza aveva ormai abbandonato i nostri cuori, quando i villaggi furono ridotti a fuoco e sangue, quando uccisero i nostri figli e rapirono le nostre mogli, quando degli alberi sacri non rimase che cenere.
Mai, figliolo,  i nostri cuori gli furono inferiori in nulla...

Padre, parlate...

Fu solo che le loro mura erano di pietra, figliolo.
Le nostre, di legno.
...
le nostre bruciarono,
Le loro non crollarono.
...
E lo stesso accadde al ricordo...
Il nostro avvampò e scomparve nel fumo dei roghi...
 Il loro si erge ancora su quello che fummo."

Permalink | I vostri commenti

Mattoni:racconti sul muro, p a r o le
sabato, 24 novembre 2007

Lasciato sul Muro da: DireWolf alle ore 13:27






Mercoledì Dodici Settembre.
Anno Domini duemilasette.
H. 10:43
Al largo delle coste del Labrador.
Sedici nodi di Vento da Sud-Est.


Neanche quest'oggi

Il sole è sorto
Il mare, triste, si confonde con il cielo, lugubre
Lo stesso colore
Un grigio scuro che non lascia speranza
Gli uomini alle manovre, tristi, si confondono con il mare, lugubre
Lo stesso colore
Visi lunghi come le sue onde
la Fantasma, silente, avanza di gran lasco
Il Vento la spinge fiera verso una terra che non raggiungerà mai
Solca i frangenti con la flemma di chi sa di essere già morto
La schiuma spazza il ponte con una regolarità annichilente
Nessuna voce
Il coro del sartiame provato pare suadente
Dolce accompagnamento agonizzante
Tiene compagnia al branco di penitenti e questuanti
Hump, il vecchio profeta, aiuto nocchiero, siede
Grasso
Su una cassa spaccata
Giocherella con un nervo di cavallo e due delle sue dita mancanti
E' una settimana che sorride bieco
Il Nostromo Handerson, chino al mascone di dritta
Ha una mano su una galloccia e l'altra su una scheggia di murata
Guarda torvo il bianco incresparsi
Indeciso su chi sia più meritevole del suo odio
Dio, il Mare, o il Capitano
Note d'incanto accompagnano la sua ultima tenzone
Nel castello di poppa il cuoco Finch si è scoperto artista
Con il grembiule unto di sangue
Suona uno stanco pianoforte nella stanza degli ufficiali
Vi ha inchiodato lo sgabello e montato delle ruote
Ride di gusto quando, tra il Do maggiore e il Sol
Il mare lo schianta sull'argenteria
E due mozzi danzano leggiadri
Valzer sul primo ponte di cannoni
Una scopa per uno
Perchè l'ufficiale fuciliere ha diritto alla dama migliore
Gira e saltella con la sua giacca rossa
Tenendo le mani al falconetto
Attento a non pestare i piedi al suo piedistallo roteante
Il corpo di Antoin penzola ancora a testa in giù dall'albero di maestra
I boccali di ferrosmalto attaccati alla sua testa
Tintinnano la sua sete imperdonata di Rum e di festa
E Renly, la vedetta, è tre giorni sulla coffa
E' stata punita per una partita a Backgammon
Il capitano paga una ghinea al giorno ad un Turco
Per tenerla sotto tiro
Senza cibo ne acqua gridava terra ogni mezz'ora
Ora la sua lingua viola è appesa con un filo al bastone di Tobia
Che scorrazza per il ponte schivando botti
In groppa alla sua pezzata capra di compagnia
E il Turco fuma
Ma il capitano non se ne cura
Ritto e fiero sul cassero di poppa
Parlotta con il timoniere scricchiolante di cime intrecciate
Capelli bianchi al vento e bottoni d'oro
I suoi occhi sono più blu del suo cappotto
Non sopporta la volgarità della disperazione
Fuma un sigaro di erba gatta
E ascolta il cuoco e la sua canzone
Come è bella la sua nave
Le comprerà un cappellino nuovo
Di lana Bordeaux
Quando arriverà a destinazione.

Permalink | I vostri commenti (2)

Mattoni:metriche, p-a-r-o-le
sabato, 27 ottobre 2007

Lasciato sul Muro da: Laidis alle ore 17:11





PUNTO CORONATO

Mare e cielo come pece.

Come quell'autunno a Liverpool,

ma più nero.

Un respiro greve

sotto i panni di lana grossa,

e un pensiero sonnolento,

che mi sta di lato,

a trasudare catrame,

ma muto.

 

Dimenticarsi così,

come un oggetto posato

per ammissibile negligenza,

a traboccare

d'Amore emorragico

su di un umido scoglio duro.

Dalla bocca livida,

di tanto torrenziale sentire,

neppure un involontario

rigurgito.

Permalink | I vostri commenti (6)

Mattoni:p-a-r-o-le
venerdì, 21 settembre 2007

Lasciato sul Muro da: antimateria alle ore 22:50





la testa è senza unghie
le mani non si guardano
fuori piove sul disprezzo
ci scivoli ed è un frontale
senza rimbalzo

migliaia di insetti
sbagliate sull'addome
le ali non convincono
il rischio è un nuovo schianto
gravità di merda
fino al centro della terra

sorridi
questo è il primo cielo
a più perturbazioni
ti diluvia addosso
e non c'è ripresa
come a gettar la spugna
sorridi

questo è il primo dio
una situazione scomoda
avverso al tuo destino
ti avveri in altre strade
sei il mio primo dio
Permalink | I vostri commenti (4)

Mattoni:
giovedì, 20 settembre 2007

Lasciato sul Muro da: antimateria alle ore 19:26





le viti non son giuste
il letto è crollato... appena un minuto fa
le assi son guaste
il sonno è già finito... alcuni sogni al di là

Lucia
vieni
dammi una mano
non trovo il martello
le molle sono deboli
il materasso lo senti
non siamo più immobili
Lucia
vieni
dammi una mano
ad aprire il cancello
non lasciarmi con lui
fuori
non lasciarmi

le lenzuola sono umide
il cuscino è caduto... sotto la nostra testa
strofini i tuoi piedi, lividi
e mordi il mio petto... o quel che ne resta

il tetto non è divelto
il vento entra lo stesso... come sventura stronza
l'errore non ti ha scelto
ma ti rimane impresso... come un'eterna sbronza

Lucia
cazzo... vieni
dammi una mano
asciugami la fronte
le pareti sono solide
i quadri non cadono
noi siamo i suoi mobili
Lucia
vieni
dammi una mano
mi sento un perdente
non lasciarmi con lui
da solo
non voltarti

la macchina è morbida
scrivo sul liscio, capirai... ne ho presa troppa

Lucia
cazzo... vienimi
Lucia ti prego...
Permalink | I vostri commenti (6)

Mattoni:metriche